La valutazione della stabilità degli alberi

Il metodo V.T.A. (Visual Tree Assessment)

Si tratta di un metodo di indagine visivo, spesso associato ad uno di tipo strumentale, che viene utilizzato per valutare lo stato degli organi legnosi e quindi la stabilità meccanica di un albero.

È un metodo legalmente riconosciuto e di esclusiva competenza di Dottori Agronomi e Forestali.
Il metodo VTA è stato elaborato da un docente tedesco (Mattheck) e si basa sulla regola “dell’assioma della tensione costante”.
Questa regola prevede che gli organi legnosi della pianta si sviluppino in modo da garantire una regolare distribuzione dei carichi sulle superfici.
Nell’analisi con metodo VTA vengono individuate le formazioni esterne di materiale legnoso, che spesso sono dovute a patologie e anomalie dei tessuti legnosi interni, la loro analisi permette all’esperto di dare una valutazione di massima sulla stabilità dell’albero oggetto di studio.

All’esame visivo segue spesso l’esame strumentale, effettuato con le strumentazioni quali Martello ad impulsi, dendrodensimetro, tomografo.

Il Dendrodensimetro 

Il Resistograph, inserisce un ago sottile nel legno e ne misura la resistenza alla perforazione quando esso ruota in modo continuo alla velocità di 1500 r.p.m. La resistenza alla perforazione è concentrata sulla punta dell’ago, poiché quest’ultima ha uno spessore doppio rispetto allo stelo. La regolazione elettronica del motore garantisce una velocità costante dell’ago, velocità che va adattata alle specifiche caratteristiche di densità del legno da esaminare: 50 mm/ min. per legni ad altissima densità (Lophira alata); 700 mm/ min. per legni molto teneri come il Populus nigra.

Il profilo prodotto dal Resistograph, consente di misurare le variazioni di densità tra aree di legno estivo ed aree di legno primaverile permettendo in questo modo conte anulari ed analisi di curve di crescita di soggetti arborei Il legno decomposto, o in via di decomposizione a causa della presenza di carie, è evidenziato da particolari profili di densità, nei quali si registra una riduzione della resistenza meccanica alla perforazione. Valori estremamente alti di densità sono stati però trovati nelle zone limitrofe a queste aree di decadimento. Questi picchi sono imputabili alla presenza di zone di compartimentazione intorno a zone di decadimento fungino.
Valutazioni comparative di diversi profili di densità sono state pubblicate in quanto ottimi indicatori di decadimento fungino evidenziato da depressioni lungo il profilo formalmente differenziate in funzione dello stadio di decadimento; danni da insetti riconoscibili da profonde depressioni locali, soprattutto nella parte più esterna del profilo; spaccature; slittamento di fibre; cipollature anulari; zone cave soprattutto nelle parti più interne del profilo.

Questa relazione si basa sui rilievi visivi effettuati e sulle analisi strumentali. Descrive la situazione al momento del sopralluogo e non tiene quindi conto dei possibili eventi derivanti da condizioni climatiche eccezionali, vandalismi o incidenti di varia natura accaduti dopo i sopralluoghi. L’estensore non accetterà quindi alcuna contestazione derivante da questi fattori, né altre contestazioni derivanti dalla mancata esecuzione dei lavori, né se i lavori prescritti non saranno realizzati nei modi indicati, da personale qualificato e nel rispetto delle buone pratiche in Arboricoltura.
Gli alberi, diversamente da manufatti antropici, sono strutture dinamiche e nella loro gestione, possono essere applicate tecniche colturali diverse.
Sebbene un ragionevole sistema di gestione del rischio ha generalmente l’obiettivo di conservare alberi che appaiono stabili in presenza degli eventi meteorici che normalmente possono verificarsi nel luogo di vegetazione dell’albero, risulta tuttavia necessario precisare che tutti gli alberi conservano inevitabilmente una certa dose di propensione al cedimento (e quindi di pericolosità).
In Arboricoltura non è infatti possibile individuare tutte le condizioni che potrebbero portare un albero al cedimento, l’apparato radicale vegeta al di sotto del terreno e non è quindi osservabile se non in peculiari situazioni e con tecniche appropriate e complesse.
Nella gestione degli alberi l’obiettivo da perseguire è quindi quello di ridurre il rischio non di eliminarlo poiché per eliminarlo occorrerebbe eliminare l’esemplare arboreo.
La gestione corretta degli alberi necessita di un programma di monitoraggio minimo del rischio a cadenza annuale.

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Il Tomografo

Il tomografo sonico costituisce un importante strumento per la diagnosi non invasiva dei tessuti interni del tronco.

Il sistema è costituito da una catena modulare di sensori (da un minimo di 8 fino a 24) disposti lungo la circonferenza del tronco a distanza regolare l’uno dall’altro, su un piano orizzontale.
Principio di misurazione: tempo di trasmissione di un’onda sonica (dalla posizione dei sensori e dal tempo di trasmissione si può stimare l’apparente velocità del suono).
Si procede battendo con il martelletto il punto di misurazione, in contatto con il legno mediante piccoli chiodi infissi nella corteccia. Al momento della percussione il sensore trasmette un impulso sonico, che viene misurato contemporaneamente da tutti gli altri sensori della catena. Il procedimento si ripete per ogni punto della catena stessa.

Il software di rielaborazione consentirà di tenere in considerazione la reale geometria della sezione indagata e rintracciare le aree nelle quali i tessuti interni sono alterati oppure se è presente una cavità.
Il risultato dell’indagine è un tomogramma bidimensionale a colori, ma sono possibili anche simulazioni in 3D.

Il tomogramma è un mezzo efficace per illustrare la presenza e l’estensione dei difetti interni della pianta. Un ottimo contributo per il tecnico che vuole ottenere un quadro conoscitivo dettagliato della pianta.
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Dopo aver effettuato le analisi, si associa la pianta ad una classe di propensione al cedimento e si danno le indicazioni necessarie alla sua corretta manutenzione. Non sempre e per forza un albero deve essere potato.

Sono in grado di effettuare anche valutazioni delle branche e della chioma senza l’utilizzo di piattaforme aeree ma utilizzando la tecnica del Tree climbing.

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Leggi il protocollo della Società Italiana di Arboricoltura

Prova di trazione con metodologia SIM, metodo per sondare la tenuta degli apparati radicali 

 

Con questa indagine strumentale è possibile stabilire i valori di sicurezza statica ipogea (sicurezza della stabilità) ed epigea (sicurezza della rottura) di un albero. A tale scopo vengono valutate le reazioni della pianta all’applicazione di determinati carichi che simulano le sollecitazioni prodotte sulla pianta stessa dal vento.
Mediante l’impiego di un paranco manuale di tipo “tirfor”, la pianta viene sottoposta ad una trazione (carico) tramite una fune fissata al suo tronco (per non danneggiare il cambio della pianta si usa una cintura larga). Il carico applicato, misurato con un dinamometro elettronico, simula quello cui viene sottoposta la pianta per effetto del vento.
La risposta della pianta alla sollecitazione viene misurata con un inclinometro posto sul colletto, per valutare la stabilità dell’apparato radicale (sicurezza della stabilità – stabilità ipogea) e con un elastometro posto sul fusto, per valutare il grado di elasticità delle fibre sul perimetro esterno del tronco (sicurezza della rottura – stabilità epigea). Il costante controllo dell’elastometro permette inoltre di evitare di sottoporre la pianta a carichi eccessivi.

L’Elastometro, che può essere posizionato in diversi punti del tronco, consente di misurare, con l’esattezza di 1/1000 di mm, la dilatazione delle fibre legnose. I valori ottenuti messi a confronto con quelli del catalogo dei legni di Stoccarda, permette l’individuazione del carico di rottura primaria per la pianta sottoposta a prova.

Con l’Inclinometro, consistente in una livella verticale posizionata sulla parte più bassa del colletto, si verifica con un’esattezza di 1/100 °, l’inclinazione dell’apparato radicale dell’albero sottoposto a trazione, evidenziando eventuali anomalie come carie o capitozzo sulle radici.
La proporzione tra il momento flettente, che risulta dal carico simulato (Mf = forza x cos α del angolo della fune x altezza della cintura) e il momento che si svilupperebbe nel caso in cui la pianta fosse sottoposta ad un vento di intensità pari a 11 gradi Beaufort (tempesta violenta: velocità del vento = 32,6 m/s = 117 km/h), permette di definire il valore dell’intensità del vento corrispondente al carico simulato, espresso in gradi Beaufort.

I valori misurati durante le prove di trazione (carichi applicati e relativi valori registrati da inclinometro ed elastometro) assieme ad una serie di parametri rilevati in campo (specie legnosa, altezza pianta, forma della chioma, aspetti anemometrici, ecc.) vengono poi elaborati attraverso l’impiego di uno specifico programma di calcolo (riferito alle normative tedesche DIN 1055, 4 e DIN 1056). Il programma segue la consueta formula matematica per il calcolo dei momenti:
M = tf x Cx x rho/2 x somma(hz x Az x vz2) dove tf = fattore di turbolenza, Cx = coefficiente aerodinamico, rho = densità dell’aria, Az = area della superficie A della pianta/chioma esposta al vento ad una certa altezza sopra il suolo, vz = velocità del vento v ad una certa altezza e hz = l’altezza sopra il livello del suolo alla quale è raggiunta una certa velocità del vento vz.

Sulla base di specifiche interpolazioni con dati sperimentali (Tavole di Stoccarda) il programma è in grado di costruire una curva che simula come varia la sicurezza statica ipogea (sicurezza della stabilità) ed epigea (sicurezza della rottura) dell’albero indagato per effetto di intensità differenti di vento.
A questo punto, facendo riferimento come valore limite del vento che la pianta deve essere in grado di sopportare ad un evento classificabile come “tempesta violenta” (grado 11 Beaufort – velocità del vento = 32,6 m/s = 117 km/h) è possibile stabilire per la pianta indagata il valore percentuale di sicurezza statica epigea ed ipogea.

Il metodo SIM – Elastometro / Inclinometro è perciò l’unico metodo nella diagnosi degli alberi che, evitando di causare ferite all’albero, può valutare anche l’ancoraggio radicale e dunque la stabilità integrale (epigea e ipogea) dell’albero.

prova di trazione

prova di trazione

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Quando si ammala un abero: le indagini fitosanitarie

Anche i grandi alberi si possono ammalare e spesso il vivere in ambiente urbano li indebolisce e li espone a malattie ed attacchi parassitari. Anche delle potature errate mettono la pianta in una condizione di stress che porta a maggiore suscettibilità alle malattie.
D’altra parte trovandoci in ambiente urbano dobbiamo avere un approccio integrato alle malattie delle piante tenendo sempre in mente la salute e la sicurezza umana.

Offriamo consulenze e proponiamo interventi per difendere la salute dei nostri alberi.

Negli anni sono giunti anche qui da noi alcuni temibili parassiti che stanno minacciando alcune delle specie più diffuse nelle nostre città.
Un esperto può riconoscerli ed intervenire tempestivamente.

Lotta obbligatoria a:

  • Processionaria del pino
  • Punteruolo rosso
  • Tarlo asiatico